La location, decisamente centrale, si è dimostrata all'altezza dell'evento. Il flusso di pubblico è stato continuo sin dalle prime ore, fino a riempire il piccolo ma confortevole locale.
Alcuni imprevisti logistici hanno messo tutti a dura prova durante la preparazione dello stage, ma non hanno impedito lo svolgimento della serata. Una volta sistemato tutto, il palco ha lavorato a pieno ritmo dalle 22:30 fino alle 4:00.
La complessità del programma ha portato l'inizio della gara alle 23:00 con la Supremacy Battle, che per la prima volta trovava spazio in Italia. Una competizione basata su micro-set da 60/90 secondi, in un continuo botta e risposta tra i due DJ. La formula ha riscosso una grande partecipazione da parte del pubblico e, considerato il risultato, sicuramente verrà riproposta anche il prossimo anno.
Tra gli ospiti e le tante facce curiose presenti nel locale, un ringraziamento particolare va a Junior Rico, che ha contribuito allo svolgimento della serata occupandosi del sound per tutta la durata dell'evento e riempiendo gli spazi tra un cambio di set e l'altro. DJ Enzo vigilava affinché tutto procedesse nel modo corretto, e così è iniziata la Supremacy.
DJ Giulio Pecorella è stata una sorpresa. Ha mostrato ottima grinta e una buona capacità nella costruzione delle routine. Se continuerà su questo percorso, sentiremo sicuramente parlare di lui in futuro. Ottima la scelta delle tracce e dei dissing mirati.
La gara viene però vinta da DJ Bront, che si impone per pulizia d'esecuzione e livello tecnico superiore. La sfida è stata comunque entusiasmante e godibile, soprattutto per gli scambi accesi tra i due. Questa vittoria premia il lungo percorso di Bront, alla ricerca di una conferma che finalmente è arrivata.
Nella 6 Minutes abbiamo avuto Kinky, iscritto all'ultimo momento. Non ha ancora ben chiari i modi di approccio a questo tipo di gara, ma va sicuramente premiato per l'entusiasmo. Non parlava una parola di italiano, non conosceva nessuno e nonostante questo è venuto a fare la sua esperienza. Ritengo sia giusto dare una possibilità anche a chi non ha ancora maturato uno stile e una preparazione sufficienti: da qualche parte bisogna pur iniziare.
Abbiamo poi Dops, che ogni anno cresce esponenzialmente di livello e affina sempre di più la propria struttura di DJ, regalando ottimi show e conquistando il terzo posto. A volte le sue esecuzioni mancano un po' di pathos e coinvolgimento, ma il livello tecnico e stilistico è sicuramente importante. Il suggerimento che posso dargli è di suddividere maggiormente le routine in parti, costruendo dei micro-ending più efficaci.
Andrea Martini è migliorato moltissimo rispetto allo scorso anno: è più sicuro e più incisivo. Per lui la ricetta è semplice: tanto scratch con entrambe le mani, per costruire quella sicurezza che ogni tanto gli viene a mancare, e qualche pattern in più nella parte di juggle. Andrea ha sicuramente capito come si costruisce oggi una routine per il DMC e in futuro sarà un osso duro per tutti.
Francesco Lo Re è stato, come sempre, molto composto. Anche lui ha migliorato il proprio bagaglio tecnico e si è dimostrato impeccabile nell'esecuzione. La struttura della routine ricorda però, per alcuni aspetti, quelle precedenti e credo abbia ancora un grosso margine di miglioramento. Deve accettare il ranking attuale e costruire da subito un piano di miglioramento esponenziale, imponendosi un obiettivo preciso da raggiungere.
Antares Color porta una routine molto fluida e al passo con i tempi, migliorando e limando ulteriormente il livello tecnico rispetto allo scorso anno. Un'estrema pulizia soprattutto nella parte iniziale, anche se non è mancata la voglia di sentirsi coinvolti fino in fondo. Questo non diminuisce assolutamente la caratura dell'esecutore, che potrà e dovrà rifarsi se crede di avere le skill necessarie per portare a casa due titoli. La costanza è l'unica vera arma vincente nella carriera di un DJ.
Rimane DJ Ghost, che vince di un solo punto su Color, ma che riesce decisamente a colpire con l'esecuzione di Make You Lose Control, trasformando un juggle in un dissing finale. Ghost è ritornato con una grande carica e un buon bagaglio tecnico globale. Dovrà sicuramente limare qualcosa a destra e a sinistra in vista del mondiale, ma questo è un discorso che, in parte, vale per tutti. Agli occhi dei giudici, Ghost era quello che più di tutti aveva la voglia di portarsi a casa quel titolo. E di fatto lo ha meritatamente conquistato.
Ottimo live di Esa, che ha entusiasmato il pubblico con alcuni dei suoi classici. Gli Alien Army hanno dato ancora una volta prova di essere più che mai all'opera sui piatti, presentando anche un brano inedito — il nuovo disco è in dirittura d'arrivo. Alien Army si riconferma una squadra coesa, sia nel sound sia nel modo di consegnarlo al pubblico, ormai da oltre vent'anni.
Mandrayq ci ha regalato perle di saggezza e, insieme a Fakser, ha contribuito a giudicare serenamente una gara che non era affatto semplice da valutare. Giudicare è un compito arduo e deve essere sempre accompagnato da obiettività, dignità, accuratezza e, ovviamente, competenza.
Christian Chryverde Lorenzi ha seguito il live con La Familia e successivamente con Young Rame, per terminare con un DJ set impeccabile. Ha portato sul palco del DMC Italia una ventata di freschezza, presentando artisti nuovi e validi della scena rap.
Ogni DJ, alla fine, ha dimostrato un'ottima collaborazione, aiutando gli altri nei momenti di difficoltà. È una delle cose più belle che ho notato durante questa serata. Al di là della competizione, vedere i DJ aiutarsi reciprocamente è un segnale importante per tutta la scena.
Il DMC Italia ha comunque bisogno di una spinta superiore. Servono più DJ che credano in questa formula e che si impegnino ogni anno a farne crescere il livello. Ogni edizione dovrebbe portare nuovi DJ, nuove idee e nuova linfa vitale, garantendo una continua evoluzione dello stile e del movimento.
Il DMC non può vivere soltanto dei nomi che già conosciamo: ha bisogno di nuovi partecipanti disposti a mettersi in gioco, confrontarsi e costruire il proprio percorso. È questo che permette a una competizione di rimanere viva.
E ora tutti in allenamento per il mondiale di Londra.